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I corpi estranei di Stelio Gicca Palli

Recensione a cura di Alessandro Hellmann

Il disco di Stelio Gicca-Palli, “Corpi estranei vol.1″ sembrerebbe a tutti gli effetti un’eco remota giunta fuori tempo massimo, ormai inattesa. I più attenti lo ricorderanno al fianco di Edoardo De Angelis ad intonare “Lella“, qui riproposta in duo in una nuova versione (a quella che proponiamo è l’originale del 1972) unitamente ad una manciata di brani che sono il bagaglio di una vita. “Corpi estranei vol.1″, emerso da decenni di silenzio, è un disco di canzoni d’autore senza veli e senza trucchi, che risponde all’urgenza di lasciare una traccia, un messaggio nella bottiglia, la testimonianza di un’esistenza e di un’epoca (quella della cosiddetta Scuola Romana e del Folkstudio) tra sogno e disincanto, rivendicazione e disarmo.

Canzone d’autore in forma tradizionale, costruita su una lingua e su strutture compositive inevitabilmente datate, ma illuminata da una sincerità indiscutibile, da qualche lampo di poesia (“Quella che amo non mi ha chiesto mai niente / ma si è presa tutto quanto tranquillamente”, “Io non ho più sorrisi che possano scaldare / il tuo atto di avere ed il mio atto di dare”…), da improvvisi scorci evocativi (“La porta chiusa male / che si apriva con un calcio / e gli amici sempre intorno…”) e da quel pizzico di autoironia capace di addolcire il brusco atterraggio da ogni volo pindarico (“E ti senti un immane coglione / piangeresti sulla spalla del Capostazione”…). Stelio canta le sue storie con una voce vulnerabile, onesta nella sua legnosa incertezza, supportato da una band di tutto rispetto che ruota intorno al pianoforte impeccabile di Primiano Di Biase, snocciolando parole sincere da un altro tempo. Stelio Gicca-Palli, Corpi estranei vol.1 (Helikonia/Egea), 2014

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